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Introduzione
Le prime parole le vorrei spendere per tentare di chiarire un po’ il termine amore visto che ne dobbiamo parlare.
Il senso della parola amore
Molte sono le forme dell'amore. Dall'amore filiale all'amore genitoriale, dall'amore per un ideale all'amore per una persona, dall'amore per Dio all'amore per una creatura, umana e anche non umana...Come dunque definire l'amore ?
Diceva un famoso teologo protestante americano, PaulTillich: "Non ho dato alcuna definizione dell'amore. E' impossibile in quanto manca un principio più alto tramite il quale esso possa essere definito. E' la vita stessa nella sua effettiva unità. Le forme e le strutture nelle quali l'amore s'incarna sono le forme e le strutture nelle quali la vita riesce a sopraffare le proprie forze autodistruttive"(1). Ma poi anch'egli ne tentava altrove una descrizione e scriveva: "L'amore è fondamentalmente un potere ontologico, non emozionale, è l'essenza della vita stessa, è il riunirsi dinamico di ciò che è separato"(2). Non è emozionale, perché non è riducibile ad un'emozione.
L'amore coincide con la vita, con tutto ciò che fa vivere e edifica la vita. Nella condizione umana, l'amore riscalda il cuore, unisce agli altri, genera simpatia, condivisione, fraternità, illumina di valore l'altro, conduce al rispetto, porta a dare la vita per l'altro.
C'è un intimo rapporto tra amore e donazione di sé perché l'altro viva.
Lo nota A.Schmemann con parole molto belle: "il sacrificio è l'atto più naturale dell'uomo, l'essenza stessa della sua vita. L'uomo è un essere sacrificale, poiché egli trova la sua vita nell'amore e l'amore è sacrificale: esso pone il valore, il significato stesso della vita nell'altro e da vita all'altro, ed in questa donazione, in questo sacrificio, trova il significato e la gioia della vita"(3).
Così c'è anche un intimo rapporto tra amore e donazione di senso: solo l'amore da sensoalle cose e alle persone. Non intendo dire che le cose e le persone non amate perdono senso; no, non intendo questo. Intendo dire che l'esperienza del valore delle cose e delle persone è suscitata dall'amore. Per riprendere le parole di N.Berdiaev: "l'amore è ciò che fa dell'io la persona" . Da una parte, quando si ama si sperimenta il nostro essere soggetto vivi, dotati di valore, assai più che oggetti; dall'altra, quando si è amati si innesca un dinamismo di percezione di sé come valore; chi sperimenta di essere amato è come raggiunto da un messaggio intimo e penetrante: sei 'amabile', è bene che tu viva, la vita che tu sei e vivi è importante, è preziosa.
L'esperienza più grande che l'essere umano possa fare è sicuramente l'esperienza di un amore che prende tutta la persona nella circolarità donativo/sacrificale con un'altra persona, ovvero è l'unione circolare amante-amato che non chiude nel cerchio ma che fa vivere -attraverso l'unità infrangibile del cerchio (io/noi)- una relazione più significativa con tutti gli altri e riversa vita nel mondo. Questo amore è l'amore vertice, quello che costituisce l'aspirazione più profonda dell'essere umano e la sorgente della felicità più grande, quello nel quale eros e agape si riconciliano. E' l'amore coniugale.
E' di questo amore che noi parleremo, questo amore vertice dell'esperienza umana.
Le seconde parole, invece, vorrei spenderle per dire qualcosa su un debito che noi cristiani abbiamo con il mondo.
E' il buon annuncio dell'amore che dobbiamo al mondo.
Abbiamo il dovere di dire al mondo che l'amore è la verità dell'uomo perché è la verità stessa di Dio ad immagine del quale l'uomo è fatto. E' per questo che solo nell'amore l'uomo può realizzare se stesso e senza amore l'uomo semplicemente muore. Vi ricordate le parole di Giovanni Paolo II: "Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza [Cfr.Gen l,26ss.]: chiamandolo all'esistenza per amore, l'ha chiamato nello stesso tempo all'amore. Dio è amore [1 Gv 4,8] e vive in se stesso un mistero di comunione personale d'amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola all'essere, Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione [Cfr. GS,12]. L'amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano"(FC, 11)" ?
Attenzione, l'amore non è la verità solo dello spirito dell'uomo: è la verità dell'essere umano nella sua interezza e integrità, nel suo essere spirito incarnato e corpo animato. Anche il corpo -in modo particolare la sua dimensione sessuata- trova la sua verità nell'amore, nell'essere linguaggio dell'amore: // tuo corpo fatto per l'amore, dice il titolo di un libro di Daniel Ange.
Abbiamo il dovere di dire al mondo che questo amore non è un'aspirazione illusoria, una maschera raffinata dell'egoismo, un sogno irrealizzabile ma è una possibilità aperta all'uomo di buona volontà. Mi vengono in mente delle parole scritte da uno studioso a cui si deve la voce Famiglia nell'Enciclopedia del Novecento, Chombart de Lauwe: "L'uomo e la donna sono due estranei, trascinati l'uno verso l'altro da un violento desiderio di unione e sconvolti a ogni istante dalle reazioni che li oppongono l'uno all'altro. L'amore è la scoperta straordinaria che permette ad un essere di uscire da se stesso; ma questa unione con l'altro si realizza a spese della libertà. L'unione è, nel peggiore come nel migliore dei casi, un'alienazione, cioè uno stato nel quale colui che era estraneo all'altro esce da se stesso per appartenere all'altro. L"amore è dunque una successione di stupori e di disillusioni, e nella maggioranza dei casi una stagione fugace".
Parole terribili, ancor più terribili perché non sono prive di conferme nell'esperienza. Eppure, l'uomo di buona volontà può sottrarsi a questo destino di fallimento; l'uomo che si costruisce con costanza, con decisione, con intelligenza, con senso del limite come un essere-per-l'altro, un essere-con-l'altro, un essere di amore può lottare per l'amore e realizzarlo.
Abbiamo il dovere di dire al mondo che Dio stesso entra nella storia per consentire all'uomo di attuare pienamente questo sogno. Se l'uomodi buona volontà può farcela è perché non è solo in questa lotta; ha un alleato potente: Dio che si è fatto l'Emmanuele ed ha riversato attraverso il suo mistero pasquale lo Spirito di amore nel cuore dell'uomo aprendogli l'esistenza come comunione.
Oggi, in particolare, dobbiamo dare il buon annuncio dell'amore
C'è un motivo preciso per cui lo dico. Mai come oggi l'uomo cerca l'amore e mai come oggi naviga in una cultura che rende tanto difficile l'amore.
Cerca l'amore: sono crollati i supporti istituzionali che davano senso all'esistenza e stanno crollando; fioriscono solo i mezzi per vivere, deperisce il senso del vivere. Le ideologie forti sono crollate; la religiosità tradizionale ha perso forza (guardate il cambiamento delle feste cristiane); le istituzioni sono in crisi (stato, partiti ecc); la politica attrae sempre meno...Oggi si cerca intensamente la realizzazione affettiva, la relazione interpersonale che riscaldi la vita, dia senso al fare. Il privato è lo spazio della salvezza. Si cerca la coppia anche se la coppia va spessissimo in crisi...
L'amore è tanto difficile: la cultura oggi dominante canalizza il bisogno e l'aspirazione affettiva entro una tendenza che focalizza intorno all'io e alla realizzazione dell'io. La ricerca della felicità individuale costituisce l'asse inevitabilmente egocentrico intorno al quale si attorciglia il cammino dei singoli. La ricerca della relazione amorosa è sì continua e spasmodica ma essa è identificata con la passione, il feeling, l'attrazione fisica, l'armonia sessuale, la curiosità, l'eccitazione e poche volte si passa dalla ricerca alla costruzione intenzionale e decisa della comunione di amore proiettata verso il futuro.
Zygmunt Bauman dice in un suo libro recente che oggi molte persone vanno degli esperti delle relazioni umane perché "sperano di sentirsi dire dagli esperti [...] come far quadrare il cerchio, come avere la botte piena e la moglie ubriaca, come godere le gioie della relazione senza doverne ingoiare anche i bocconi amari; come costringere la relazione a dare senza prendere, ad offrire senza chiedere, ad appagare senza opprimere"(5).
L'esito è per lo più micidiale: c'è una regola che emerge da tutta la sapienza umana e che si può formulare così, la felicità personale passa attraverso la felicità dell'altro e questa si può perseguire solo se uno cerca di vivere l'amore nella sua verità.
C'è oggi poca speranza riguardo alla realizzazione vera dell'amore. Dobbiamo ridare speranza all'amore. Perché se l'amore è un'illusione che sapore ha la vita ? E' come il sale che perde il sapore.
Dopo le seconde parole, possiamo venire alle terze parole, più dirette e specifiche.
Questo mondo nel quale, l'abbiamo appena detto, si colloca il massimo dell'attesa riguardo all'amore si sperimenta insieme un'immensa delusione.
Ma questo è il mondo dei nostri figli, delle nuove generazioni cristiane. Non dobbiamo e non possiamo permettere che crescano tra le rovine dell'amore.
Dobbiamo prenderci seria cura perché essi crescano in questo mondo come persone che conoscano la verità dell'amore e possano attuarla in pienezza, per il loro bene, per la loro felicità.
E' qui che si colloca l'impegno della comunità cristiana, di tutta la comunità cristiana, nelle sue varie componenti, secondo le modalità proprie di responsabilità.
Famiglia, parrocchia, scuola (la scuola cattolica innanzitutto) dovrebbero armonicamente formare, educare l'uomo -nelle varie fasi del suo sviluppo- alla comprensione dell'amore e alla vita di comunione e di amore.
Non posso naturalmente scendere nel dettaglio di questo processo educativo che segue lo sviluppo dell'uomo, da bambino ad adolescente a giovane, e lo accompagna via via nella conoscenza di sé, degli altri, del mondo, di Dio alla scoperta della propria modalità di vocazione all'amore, nella comunione totale di vita con un'altra persona o nella donazione di sé al servizio totale della Chiesa e di Dio.
Sarà compito del vostro percorso di fare questo e già vi è dato uno strumento dalla Chiesa, in particolare dal Pontificio Consiglio per la Famiglia: Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia (1995).
Io mi limito ad alcune riflessioni di tipo assai generale.
Una prima riflessione.
Ogni comunicazione/indicazione educativa è interna al senso stesso del progetto educativo (cioè non deve essere un frammento occasionale e contingente ma parte coerente e convergente con l'intero del disegno, del progetto), che è far venire fuori la persona umana autonoma, consapevole del proprio valore e del proprio limite, capace di relazioni costruttive e collaborative con gli altri, aperta al bene e dotata di dominio di sé, armonica nella sua unità di spirito e di corpo. Una buona sintesi di quello che è il progetto generale dell'educazione all'amore -oltre quel che abbiamo già detto- ce la da PDV:
" In questo contesto si inserisce, come momento qualificante e decisivo, la formazione del candidato al sacerdozio alla maturità affettiva, quale esito dell'educazione all'amore vero e responsabile.
44. La maturazione affettiva suppone la consapevolezza della centralità dell'amore nell'esistenza umana. In realtà, come ho scritto nell'enciclica « RedemptorHominis », « l'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente ».286
Si tratta di un amore che coinvolge l'intera persona, nelle sue dimensioni e componenti fisiche, psichiche e spirituali, e che si esprime nel « significato sponsale » del corpo umano, grazie al quale la persona dona se stessa all'altra e la accoglie. Alla comprensione e alla realizzazione di questa «verità» dell'amore umano tende l'educazione sessuale rettamente intesa. Si deve, infatti, registrare una situazione sociale e culturale diffusa « che "banalizza" in larga parte la sessualità umana, perché la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito, collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico ».287 Spesso le stesse situazioni familiari, dalle quali provengono le vocazioni sacerdotali, presentano al riguardo non poche carenze e talvolta anche gravi squilibri.
In un simile contesto si fa più difficile, ma diventa più urgente, un'educazione alla sessualità che sia veramente e pienamente personale e che, pertanto, faccia posto alla stima e all'amore per la castità, quale «virtù che sviluppa l'autentica maturità della persona e la rende capace di rispettare e di promuovere il "significato sponsale" del corpo».288"
Una seconda riflessione, intimamente collegata alla prima.
Ogni comunicazione/indicazione educativa ama la libertà e non la teme. Non usa la forza muscolare ma solo la forza della ragione e ancor di più la forza dell'amore stesso. Forza della ragione: dialogo educativo quindi, capace di articolare argomenti razionali accessibili cognitivamente e significativi per chi ascolta. Forza dell'amore: l'educatore deve guardare al bene dell'educando, mai farne oggetto di finalità esterne a lui.
Il ricorso all'autorità è sempre una sconfitta. L'educatore deve cercare di essere autorevole
per il suo stile di essere e non per la forza muscolare. Di qui la terza riflessione.
Una terza riflessione.
La prima (ed ultima) comunicazione/indicazione educativa è costituita dalla qualità personale e cognitiva dell'educatore.
Richiamo un mio testo:
"L'aspetto affettivo della vita morale si sviluppa e diventa significativo specialmente attraverso il contatto con personalità che vivono alla luce dei valori e delle regole morali che ne derivano. In effetti l'uomo è così fatto che il contatto con i testimoni, con i viventi non soltanto costituisce una prova della verità dei valori ma insieme offre un potente impulso all'imitazione e alla sequela. Nessuno meglio di H.Bergson(6) ne ha parlato. Lo riprende sinteticamente G.Madinier: "Niente vale quanto un simile contatto da anima ad anima. Il dovere rimane freddo finché non si esprime che in formule; se invece lo vediamo vissuto da qualche eroe, ci impressiona e ci sommuove, e allora il contagio del bene si diffonde"(7).
Di qui l'importanza che l'educatore sia una personalità viva ed espressiva dei valori che comunica cognitivamente".
NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) P.TILLICH, The Protestant Era, ,Chicago 1948, 160.
(2) Ibidem, xxv.
(3) A.SCHMEMANN, For the Life of theWorld. Sacraments and Orthodoxy, Crestwood: NY 1973, 35.
(4) N.BERDIAEFF, Cinque meditazioni sull'esistenza. Solitudine, società e comunità, Leumann (TO), 1982, 118.
(5) Z.BAUMAN, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi. Traduzione di Sergio Minucci, Roma-Bari 2004.viii.
(6) H.BERGSON, Le due fonti della morale e della religione, VI edizione, Milano, 1979, 29-30.
(7) G.MADINIER, La coscienza morale, Leumann (Torino), 1982, 89-90. |