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| Relazione | Dal Sogno alla Realtà: imparare a pensarsi come coppia; aspetti della relazione che aiutano a realizzare la coppia |
| 25 marzo 2006 | Wilma Solcia |
| SOGNO, IDEALE, REALTÀ DI COPPIA Proviamo a pensare a due persone che si incontrano e si innamorano. Cosa portano con loro al loro primo incontro? La loro storia personale, il loro essere uomo e donna, la loro storia familiare. Se poi queste persone si chiamano Alberto, Paolo, Alessandro... e Monica, Letizia, Laura... la storia comincia a definirsi e se al loro nome aggiungete il loro cognome Rossi, Verdi Bianchi ecco che allora avete una particolare storia, originale unica, anche se gli elementi che la compongono sono simili a quelli di molte uomini e donne. Ciascuno di noi arriva al suo incontro con l'altro con una storia, un bagaglio personale. Cosa c'è in questo bagaglio? C'è il mio modo di essere donna o uomo, un'identità che si è formata dentro un'atmosfera familiare cioè un modo di essere, vivere, intendere i rapporti, quelli di coppia compresi, la vita, la morte il dolore, la persona, i sentimenti, i valori in cui si crede. Ci sono le proprie qualità personali (Intellettive, affettive, di sensibilità,), le proprie capacità, abilità, ma anche i propri limiti, le proprie fragilità. C'è un IO che abbiamo imparato a costruire lungo tutta la nostra storia, fin dalla nostra infanzia. Senza il quale sarebbe molto difficile poter incontrare e impegnarsi nel rapporto con l'altro. La consapevolezza di sé è importante nell'incontro. Perché non è un altro qualunque che ci attira. Monica e Alberto si sono incontrati ad un campo estivo. Lui sta facendo esperienza di volontariato. Monica partecipa al campo con tutto l'entusiasmo e l'esuberanza dei suoi 25 anni. E' lei che fa battere il cuore ad Alberto in modo speciale per il suo modo vivace di fare, per l'energia che emana, per quel modo tutto suo ai essere femminile teneramente sensuale, come coperto da un velo. Lui l'attira per la calma e la pacatezza dei gesti, ma anche per uno sguardo pulito, di cui ci sipuò fidare. Aveva un modo di essere uomo che mi affascinava, quasi asciutto e insieme morbido. Era Bello- Era bella- Comincia così la loro storia d'amore. L'incontro con l'altro ci mette davanti a noi stessi in modo nuovo. Sia perché il suo sguardo ci idealizza e ci fa sentire belli, importanti, amati, sia perché quello che noi siamo prende un più di senso e di valore proprio nel rapporto con l'altro. E qui si può verificare un primo "sortilegio". La persona che incontro è proprio quella che aspettavo per "stare meglio io". "Mi capisce, mi fa sentire sicuro, amato, mi fa sentire ascoltato, voluto bene". Spesse volte quando chiedete ad una coppia "Cosa ti ha colpito dell'altro? Perché proprio lui/lei?" La risposta è di questo tenore. Un modo per dire che sì ho visto alcune caratteristiche personali dell'altro, ma proprio quelle che mi sembra servono a me, che rispondono bene ai miei bisogni, o che io ho rifiutato. In questo caso quello che si costruisce è un "patto fragile" perché la scelta dell'altro è contingente ed emozionale. Fa fatica a superare la frustrazione legata alla delusione: L'altro non mi dà, non è come mi aspettavo, non è in grado di soddisfare i miei bisogni. Almeno come voglio io. L'altro diventa un oggetto, può diventare persino una donna / un uomo da sposare. Per questo è importante che il primo passo nella direzione dell'amore sia vedere l'altro: nella sua bellezza, nel suo particolare modo di essere uomo o donna, nelle sue qualità e caratteristiche . Vedere e guardare i riflessi della sua anima. E' come quando si guarda una cosa bella. Quando diciamo "com'è bello" di qualcosa o qualcuno il sentimento che proviamo è la meraviglia. Ecco, la meraviglia è la prima caratteristica dell'amore e apre alla contemplazione. E' un'emozione importante che apre all'altro, alla sua bellezza e lo invita ad entrare nei miei pensieri, nei miei sentimenti, nel mio cuore. Certo c'è in questo sguardo innamorato un aspetto di idealizzazione, ma è un'idealizzazione importante dalla quale può nascere il primo invito che è anche un impegno "Vuoi stare con me?" preludio del patto matrimoniale. Poco a poco imparano a conoscersi."Mi trasmetteva un'energia che mi dava un piacere nuovo, quasi adolescenziale, io che ero posato e tranquillo" - "Con lui mi sentivo al sicuro. Mi dava sicurezza, io che mi sentivo come un vulcano sempre sul punto ai esplodere" - "All'inizio avevamo l'impressione ai camminare a un metro da terra."- E qui comincia un momento caratteristico dell'innamoramento in cui "si sta sempre insieme", in cui si sta veramente bene perché ci si capisce al volo, si possono indovinare i pensieri, i desideri, i chiari di luna dell'altro per prevenirli, soddisfarli. Passavamo ogni momento libero insieme. "Eravamo incollati" dicevano i nostri genitori. E quando non eravamo insieme stavamo al telefono lino a notte fonda." "A me sembrava di capire tutto quello che gli passava per la testa. Indovinavo cosa c'era dentro i suoi occhi, quando era stanco, quando aveva voglia ai fare qualcosa di frizzante, che lo tirasse su di morale." "mi sembrava che vibrassimo nello stesso modo. C'erano dei momenti in cui ci intendevamo senza dire tante parole. Era una sensazione bellissima." E la presunzione di somiglianza (Scabini in Dono e perdono.... pag.170) lascia emergere un pensiero ideale: quando due persone si amano si capiscono anche senza parlare. Il sentimento è di fusione. L'altro mi comprende, mi ama, lo amo, lo capisco così bene che non c'è differenza. La coppia è messa così davanti a due strade: 1) quella del sortilegio . Se mi ami dovresti sapere che io.....fino a pensare.....senza neppure che io te lo dica. L'altro è per me, pensato apposta per. E io lo uso. Tante difficoltà delle coppie si radicano qui, in questo pensiero nascosto che condiziona la loro relazione. 2) quella della scoperta delle proprie differenze e della possibilità reciproca di accettarle. Che è anche una bella sfida. Mano a mano che la storia avanza le persone imparano a "svelarsi" reciprocamente, a lasciar vedere aspetti intimi di sé e nello stesso tempo a svelare l'altro a se stesso. Imparano anche a scoprire la loro differenza e questo comincia ad aprire un piccolo varco tra loro. E' questo spazio che permette di scoprire l'altro nella sua diversità. Nella sua alterità. C'è come un salto. Importante perché permette di passare dall'innamoramento all'amore. "Sono caduta con i piedi per terra, mi diceva una ragazza dopo qualche mese dall'incontro con lui. E fa male. Non è proprio come mi aspettavo che fosse, o forse mi ero illusa. Così non so più cosa provo per lui". A poco a poco ho imparato a scoprire che era diverso da me, aveva sentimenti, modi di fare, gusti, abitudini che io non avevo. Sapeva dire dei no e mettere limiti. Come quella volta che siamo usciti per andare al cinema, lo avrei voluto vedere un film romantico e lui un film d'azione, per stasera guardiamo questo mi ha detto col suo modo accattivante, ma il prossimo lo scelgo io Comincia così il riconoscimento dell'altro nelle sue caratteristiche personali, nei suoi limiti, nel suo valore. L'altro può essere riconosciuto nella sua realtà/unicità, accettato nei suoi limiti, desiderato per quello che è. E' un primo importante salto. E' su questa base che il preludio -Vuoi stare con me?- può diventare un impegno e lungo le mille strade del rappporto, del fidanzamento (anche se dura poco, giusto il tempo di preparare il matrimonio) e portare al patto: Ti prendo come mia/o sposa/o e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita. C'è in questo preludio , in questo impegno manifesto un "contratto segreto" (Scabini- Cigoli-Zavattini- Pinkus....) cioè un "accomunamento su base inconsapevole di bisogni da soddisfare e di timori cui fare fronte, ma anche di valori, ideali, aspettative che ciascuno dei due partners porta dalla sua storia personale e familiare e che vorrebbe soddisfare nel rapporto di coppia" (Scabini). Ma cosa permette di avanzare sulla strada della costruzione della coppia? Cosa permette di superare le difficoltà inevitabili, e riuscire nell'impresa di realizzare la coppia? Come si crea una identità di coppia, un terreno condiviso, un "noi"? Ancora più precisamente cosa significa riconoscersi nel legame che accomuna e sentirlo come una realtà? Premessa: La capacità di rinnovare e rilanciare un legame è un impegno che dura "Tutti i giorni della mia vita ". Non è un compito solo dei primi anni del matrimonio ed è sollecitato ad evolversi dagli eventi che inevitabilmente condizionano la vita della coppia: nascita dei figli, allontanamento da casa, invecchiamento delle famiglie d'origine, malattia, lutti.... E' questo impegno che fa nascere una ALLEANZA. Per questo la base indispensabile è: 1.Il riconoscimento di sé, di cosa porto di mio, (caratteristiche, gusti, passioni, desideri, aspirazioni, progetti....) della mia storia, del mio modo di vedere il mondo, la vita, gli altri, Dio, la realtà. 2. Il riconoscimento dell'altro, del suo valore, delle sue caratteristiche personali che lo rendono unico ai nostri occhi e nel nostro cuore aiuta a "de-fusionarsi". Libera la capacità di accettarlo, di desiderarlo perché è lui/lei. L'altro è degno di fiducia, ha valore, dà vita al di là suoi limiti: È unico. Libera la capacità di decidere a favore dell'altro. Fa nascere il legame. Aiuta a scoprire l'unità, quello che ci lega, e impegna a prendersi cura del legame perché emerga il senso del noi. Un noi detto e condiviso in due. In cui anche i limiti e le fragilità dell'altro hanno uno spazio, perché sono comprese in uno sguardo buono. Altrimenti generano rabbia, frustrazione, delusione, rivendicazione. Non accoglienza, pazienza, esigenza di avanzare insieme, sostegno. 3. Entrambi questi riconoscimenti aiutano a stare uno di fronte, o di fianco all'altro con la stessa dignità e lo stesso valore. Perfino se il sentimento che suscitano è quello di ricevere molto di più di quanto non si sia capaci di dare. E a partire da qui, con queste premesse che possono arrivare in momenti diversi della relazione: Prendersi cura del legame e della relazione perché l'uno aiuti l'altro nell'impegno e la relazione permetta di rinnovare il legame. 1. Essere capaci di rinnovare lo sguardo. La vita, la realtà ci cambia. Essere capaci di riconoscere i propri cambiamenti, le qualità che la vita lascia emergere in noi, le fragilità che possono emergere. Essere capaci di aprire gli occhi sui cambiamenti dell'altro. Non quelli che noi vogliamo e che a volte ci impegnamo così caparbiamente ad ottenere "te l'ho detto tante volte che... l'ho sposato pensando che sarei riuscita a cambiarlo...', ma su quelli che l'altro è capace di compiere vicino a noi. Aiuta a rinnovare e rinegoziare, quando non a rivitalizzare il rapporto. La valorizzazione di aspetti nuovi e sottovalutati tengono vivo il legame e l'impegno a favore dell'altro e della relazione. 2. Imparare a riconoscere e vivere la diversità come valore e non come elemento di difficoltà. A scoprire gli aspetti di novità che la diversità porta con sé. Lasciare spazio alla creatività che nasce dall'incontro con la diversità. Lasciare che gli aspetti buoni dell'altro possano essere integrati e riconosciuti come una risorsa. 3. Superare la delusione inevitabile in un rapporto quando si incontrano i limiti e le fragilità dell'altro. Per questo è importante riconoscere quello che l'altro porta come risorsa alla mia vita per poter fare il salto dalla posizione "sposo questo in te a sposo quest'altro in te" Essere capaci di fare il salto da "sposo questo in te a sposo quest'altro in te per arrivare a sposo te perché sei tu" (perfezione del patto) però è allegro, almeno è buono, è responsabile, generoso, mi è stato vicino, e tutto questo coniugato con il proprio mondo interiore ed emotivo. 4. Llasciar andare il padre e la madre, cioè essere capaci di inventare qualcosa di nuovo che esprima bene il come siamo noi due insieme. Non è annullarsi nel rapporto e pensare che se io sono rosso e lei bianca tutto deve venire rosa. Conservare chiara la propria identità e le proprie caratteristiche e non perdersi nell'altro, o chiedere all'altro di adattarsi e perdersi in me. lo resto rosso con vicino il bianco. Questa è la novità del rapporto. E' possibile a condizione di sapere cosa di buono mi porto dalla mia storia e imparare a lasciar andare e riconciliarmi con quello che non mi ha aiutato . Che possiamo aver imparato ad affrontare il dolore e cercato strade per superarlo. (Essere riconciliati) 5. E' così che si può liberare la fiducia e il senso di affidamento. Che l'altro può diventare il posto dove si può riposare il cuore e che insieme possiamo cercare a quali valori e a quale Dio affidarci e così diventare generanti nei mille e mille modi che la vita ci regala: figli, impegni, aperture sociali, gruppi. 6. Ma perché questo sia possibile occorre curare la comunicazione (Argomento del prossimo incontro il 13 maggio 2006) non solo quella verbale e non che già rappresenta una sfida, anche quella gestuale, sessuale. 7. E tutto questo è possibile da soli???? No l'avventura della coppia chiede che gli altri: genitori, famiglia allargata, amici gruppi di coppie, diventino alleati di questa relazione. E più in grande che la società e la chiesa siano in grado di supportarla e sostenere gli sforzi di ogni coppia. Cammino personale dunque, cammino di coppia, cammino che è per una realtà bella da tramandare ai figli e alle generazioni future come una speranza: che è possibile e frutto dell'impegno riuscire a "vivere insieme" e amarsi e onorarsi tutti i giorni della vita. |