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Sintesi Convegno: Celebrare il Sacramento grande dell'Amore
4-6/11/2005 A cura di Laura e Giovanni Visconti

 

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Dal 4 al 6 novembre scorso si è tenuto a Grosseto il convegno CEI “ Celebrare il sacramento grande dell’amore” durante il quale è stato presentato l’adattamento del rito del matrimonio ai direttori degli uffici di pastorale familiare, catechetica, liturgica e ai responsabili del servizio di pastorale giovanile.
Tutti i relatori hanno sottolineato che esso nasce non solo dalle riflessioni e dallo studio di esperti ed organismi ad alto livello ma anche e soprattutto dall’esperienza vissuta da laici, animatori e preti in trent’anni di attività pastorale.
Infatti il rito si propone di accorciare lo spazio tra liturgia e vita, di qui la definizione ”adattamento” inteso non solo come adeguamento alla realtà culturale cui si rivolge, quella italiana appunto, oppure come miglior caratterizzazione rituale ma soprattutto come solidarietà e diversità: ogni coppia è evento unico, originale in cui si rende visibile la buona notizia della salvezza.
Una sola carne” celebrata non come una rappresentazione ma come istituzione di una realtà nuova, che la coppia proclama davanti alla comunità cui appartiene: il Padre di Gesù Cristo è già presente nell’esperienza d’amore della coppia, che giunge alla pienezza quando gli sposi trasfigurano la propria relazione in Cristo, con i doni dello Spirito e diventano riflesso ed icona dello stesso amore di Dio.

Di qui gli altri criteri ispiratori di questo rito:

la peculiarità del matrimonio cristiano, messa in risalto offrendo una scelta più ampia di testi e dando indicazioni per l’inserimento nella celebrazione eucaristica; si è voluto sottolineare che consenso, eucaristia, parola sono una sola cosa e che gesti e testi sono strumento per incontrare l’amore crocifisso;

la ministerialità articolata: gli sposi fanno memoria del loro battesimo, venerano il vangelo, esprimono il consenso, presentano le offerte all’altare; il sacerdote invoca su di loro la benedizione, conclude la celebrazione con il mandato solenne “nella chiesa e nel mondo siate testimoni del dono della vita e dell’amore…”; il tutto nell’alveo dell’assemblea che, raccolta nel Signore, accoglie gli sposi, li sostiene con le invocazioni e la preghiera;

la presenza dello Spirito nel Matrimonio cristiano, come ogni celebrazione liturgica anche questa è attuata “nello Spirito Santo”, lo sottolineano le preghiere, le invocazioni, gesti quali l’imposizione delle mani sugli sposi, la benedizione che è una vera epiclesi che li inserisce per tutta la vita nel circuito dell’amore trinitario, l’epiclesi della preghiera eucaristica che attua in pienezza l’appartenenza della nuova coppia all’unico corpo di Cristo, la velatio che visualizza la presenza dello Spirito nel velo steso sugli sposi, l’incoronazione segno di partecipazione alla regalità di Cristo. Questi gesti sono possibili con il permesso dell’ordinario e appaiono particolarmente profetici per la Chiesa livornese depositaria di una tradizione ecumenica e di incontro con la religione ebraica e le fedi orientali.

La gradualità nel cammino di fede e nell’esperienza di Chiesa, dinanzi ai “nuovi modi di viverela fede” si propone una celebrazione del matrimonio nella liturgia della parola non intesa come forma rituale debole ma ,nel rispetto del cammino ancora da fare, come momento di catechesi che culmina con la consegna solenne della Bibbia, pegno di una fede più matura e fonte per il cammino da compiere

Si comprende allora il cambiamento del verbo “io prendo” che diviene “ io accolgo”,dove accogliere tutto l’altro è entrare nella vita dell’altro e lasciarlo entrare nella propria secondo il significato del conoscere biblico, consapevoli di riceversi come dono dalle mani di Dio e non come ospiti qualsiasi ma come sposo/sposa, per attraversare il matrimonio docili all’azione di Dio, anche nella prova, secondo il paradigma dell’Esodo, perseveranti nell’amore qualunque cosa accada, prestando credito alla promessa non solo sulla base dell’esperimento, ma sulla fiducia della parola scambiata e della parola di Dio che invita a procedere nel cammino: “sicuri della fedeltà di Dio a noi” proclamata con le parole “..con la grazia di Cristo..”.
Anche la terza formula di benedizione degli sposi, benedizione del ministro ordinato,garante che quello che avviene si riceve dall’alto e trova in noi dimora/riposo, punta sulla collocazione del si della coppia nella Trinità attraverso tre momenti: la parte anamnetico - celebrativa, che narra l’intervento di Dio nella storia con la creazione, con Gesù figlio fatto uomo, con lo Spirito Santo nella Pentecoste; la parte invocativa nella quale la supplica diventa strumento per indicare il cammino futuro degli sposi, il loro stile di vita; la parte conclusiva, escatologica che li proietta nell’esperienza eterna del Padre “..custodiscano nel cuore una profonda nostalgia di Te…”.
La comunità celebrante partecipa alla benedizione attraverso le acclamazioni che assumono quasi la fisionomia di litanie.

Il Rito appare, allora,come strumento di catechesi che spinge a ripensare tutto quanto è stato pianificato fino ad oggi, che stimola alla costruzione di percorsi di catechesi, non più corsi di preparazione al matrimonio, in una pastorale della comunità che viene coinvolta tutta nell’educazione all’amore.
Acquista significato per l’uomo comune la mistagogia che nelle premesse generali del Rito diventa dimensione necessaria perché gli sposi chiamati “al” matrimonio continuino a sentirsi chiamati “nel” matrimonio e si aiutino nel cammino verso la santità occupando nel popolo di Dio il posto che loro compete per carisma.

Ma come pensare questi percorsi? Innanzi tutto lavorando corresponsabilmente, unendo le forze e gli obiettivi di più uffici di pastorale: si è già sperimentato organizzando il convegno nazionale di giugno e questo convegno di novembre. La famiglia è per sua natura una struttura complessa ( ci sono gli sposi, i figli, i nonni) e unica nelle relazioni che si costituiscono tra i vari componenti.
Così la proposta è che la parrocchia adotti la metodologia della famiglia, proponendo, con creatività attenta alla situazione particolare del territorio in cui vive, itinerari trasversali che coinvolgano tutta la comunità dal bambino all’anziano:
- accogliendo i giovani come partner di pastorale e non come portatori di acqua;
- guardando all’innamoramento degli adolescenti come risorsa e momento di discernimento vocazionale;
- facendo sintesi tra educazione all’amore e accompagnamento dopo il matrimonio;
- vivendo il sacramento come realtà di vita che ha nella celebrazione un momento, che si concretizza nella vita quotidiana degli sposi, segno e strumento dell’amore di Dio, santi anonimi di ordinaria straordinarietà secondo la logica e lo stile delle beatitudini.

Così la famiglia diventerà grembo per tutti, cuore e volto dell’Emmanuele e gli sposi attraverso la fedeltà alla preghiera e all’eucarestia “faranno famiglia con chiunque”.

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