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Articolo PROGETTARSI COME FAMIGLIA
7 ottobre 2006 A cura di Letizia e Paolo TISO

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Aperti alle novità belle e dolorose della vita, aperti e coesi capaci di conservare la speranza che quello che ci capita ha un senso,..

E’ stato questo un passo importante della relazione di Wilma Solcia e del marito Dino De Santi alla ripresa degli incontri sulla pastorale familiare, dopo la pausa estiva, sabato7 ottobre.
L ‘apertura e la coesione nella coppia sono alcuni atteggiamenti fondamentali che permettono alla coppia di progettarsi insieme per diventare famiglia.
Ma come si fa a progettare e a pensarsi come famiglia? Come è possibile passare dall’ “Io e Tu” al Noi?
Non è facile: richiede innanzi tutto un cammino personale che permette di sentirsi sufficientemente autonomi,capaci di riconoscere i limiti e le capacità, vivere una buona autostima. Tutto questo permette di avvicinarci all’altro con fiducia, senza sospetto, permette di poter entrare in sintonia con l’altro e di modulare le distanze e gli accordi.
Stare accanto all’altro evitando di fondersi con lui, stare accanto all’altro con tutto il rispetto e l’amore di cui siamo capaci. Da questo scaturisce una relazione che la coppia ha il compito di curare: prendersi cura della propria relazione significa liberare la propria capacità di volersi bene, di amarsi, significa liberare la propria fantasia e la propria creatività, la novità che l’incontro produce.
Progettare la famiglia è sentire che c’è un legame che unisce, che permette di farsi una promessa per tutti i giorni della vita… Un legame che rende una coppia sana, solida e solidale. Una coppia che impara a volersi bene non può che rovesciare all’esterno il bene che si vuole e darsi al servizio degli altri: non in virtù di una obbedienza alla legge o ad un principio, ma rispondendo ad un dono che ha ricevuto e che sente di non poter tenere per sé.
Questo Servizio vuol dire apertura ai figli, apertura alla vita a tutte le attese e domande di speranza che il mondo chiede… Ma come prenderci cura di questo legame di coppia?
La coppia deve cercare di darsi dei tempi di pausa, di silenzio, di ascolto reciproco. Uno spazio per imparare a perdonare le proprie fragilità, per imparare non solo a dirsi grazie, ma a rendere grazie all’altro e a Dio per ciò che unisce. Uno spazio in cui la preghiera diventa ascolto della Parola di Dio e apertura al suo progetto di Amore.
La cura della relazione passa attraverso il gusto dell’apertura, il gusto della verità e dell’umiltà che la coppia deve coltivare all’interno del suo spazio interiore. In questo modo si può gradualmente passare seppur con la giusta fatica, dalla dimensione dell’Io e del Tu, alla dimensione del Noi.
E in tutto questo dove si colloca Dio?
Dio non è fuori come un’ entità astratta o esterna alla coppia, ma è proprio –hanno sottolineato i relatori- nella capacità della coppia di amarsi, di viversi nella verità e nella umiltà reciproca, nella consapevolezza che il proprio amore è un dono che è dato per sempre e che, vivendolo, si può dare notizia al mondo che Dio veramente esiste e che solo Lui ha il timone della nostra storia. 

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